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Parliamo di quello che viene chiamato solare “termodinamico” domestico, da non confondersi con quello su larga scala, che usa campi di specchi per la produzione di elettricità.
Un sistema apparso sul mercato circa cinque anni fa che accoppia a una pompa di calore (pdc), un semplice pannello di alluminio nero di un paio di metri quadri, e pochi chili di peso, da montare sul tetto.
In pratica, quel pannello è un collettore del calore solare o atmosferico, che viene così trasferito al fluido che circola fra esso e il compressore, facendolo evaporare.
Il compressore lo riporta poi allo stato liquido, facendo sì che rilasci il calore accumulato nell’evaporazione in una serpentina immersa in un serbatoio d’acqua.
L’acqua così scaldata può essere usata come acqua sanitaria o come acqua destinata a un impianto di riscaldamento, o per tutte e due le applicazioni insieme.

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